Cavallinità

E’ una azione che nasce ragionando sul divenire della soggettività e nello specifico sul divenire animale. Il divenire è sempre un divenire altro e un grande altro che è in me e al contempo fuori di me è l’animale. Nel divenire non c’è imitazione, non si tratta di imitare la postura o il verso dell’animale, non c’è una partenza da umano e un approdo a l’animale perché i soggetti di questa relazione sono entrambe in divenire e nel loro incontro generano forme di vita inedite o semplicemente immagini che nulla hanno a che fare con le polarità originarie. Deleuze racconta due storie a proposito del divenire che sono molto chiare, quella dello scontro tra Acab e Moby Dick allorquando nello scontro finale il capitano e la balena convergono in un divenire “muro bianco spumeggiante”; e quella di Alex il trottatore, da cui prende spunto questa performance, per cui il protagonista che pure sa imitare alla perfezione i cavalli, non è mai così tanto cavallo quanto lo è suonando l’armonica a bocca. Alex il trottatore non è in un divenire cavallo quando trotta e nitrisce ma lo è solo quando la sera, nelle bettole e lontano dalle stalle, suona la sua armonica a bocca, perché lo fa con quella passione, con quel abbandono che riconosciamo nella perdizione dell’animale. Perché lo fa con le armoniche e gli acuti strazianti, con quel ferro in bocca come fosse il morso del cavallo che ferisce e fa sanguinare le labbra.

performers: David Lucchesi e Demetrio Giacomelli (audio)

m.f. 2013