Peggio tutta

concorso per comici e imitatori

 

 

Minus. Minus spectatum. Minus spectans. Minus spectatum minusque spectans cum verba adhibeantur quam cum non adhibeantur. Cum aliquo modo quam cum nullo modo. Acies verbis opacata. Umbrae opacatae. Inane opacatum. Opacitas opacata. Omnia ibi sicut cum verba tacent. Sicut cum nullo modo. Tantum omnia opacata. Dum nova fiat lacuna. Denuo nulla verba. Denuo nullo modo. Tum omnia perspicua. Acies perspicua. Omnia quae verba opacaverant.
Beckett, Peggio tutta, trad. latina di Giuliano Ranucci.

 

Folci ama muoversi nomadicamente e sconfinare in diverse discipline tanto da concepire come performance anche un concorso per comici di cui ha ricalcato gli elementi strutturali: l’apertura del bando, la scadenza per l’invio dei progetti, la selezione, la giuria e così via. Nel concorso  PEGGIO TUTTA (2009) i concorrenti: comici, imitatori, cabarettisti, attori e gente comune sono stati invitati a recitare, con l’espediente dell’imitazione di Papa Ratzinger, un capoverso di una poesia di Beckett, Peggio tutta, che l’artista ha appositamente fatto tradurre dall’inglese al latino dal latinista Giuliano Ranucci. La forma di questo concorso ha ricalcato solo in parte la struttura di un normale concorso rivolto a comici e imitatori. Le regole con cui i partecipanti si sono dovuti misurare hanno limitato inequivocabilmente la loro performance, perchè negli abituali concorsi per comici non sono previste restrizioni così bizzarre. La pubblicazione del bando di concorso è avvenuta in siti internet disparati appartenenti al mondo dei cabarettisti e dei comici a cui Folci si è rivolto spiegando il senso della sua operazione. C’è stata una risposta entusiasta da parte di alcuni siti internet e anche di alcuni comici professionisti che hanno aiutato l’artista a diffondere il progetto nei canali più appropriati. Il bando è stato appeso nelle bacheche delle scuole per comici, imitatori e attori e distribuito anche come flyer in svariati bar di Roma, oltre che affisso ai muri delle facoltà della Sapienza. Era aperto a tutti non solo ai professionisti. Ma la stranezza del progetto ha sollecitato la fantasia di un numero ristretto di persone e  sono pervenuti solo nove progetti sia da parte di comici improvvisati che di comici professionisti e dilettanti, e la giuria ha quindi deciso unanimemente che tutti i candidati potevano partecipare alla serata finale.
Questo progetto aveva una struttura particolarmente articolata:  è difficile definire quale sia l’opera pensando al processo che è stato messo in moto: lo spettacolo alla Sapienza è stato solo il prodotto finale di alcune tappe e di altre componenti funzionali. Penso ai video che sono stati caricati su youtube per poter apparire nel sito internet www.peggiotutta.it attivato per dare visibilità al progetto. Penso al sito stesso, al bando cartaceo e ai flyer. Per l’artista si è trattato di amalgamare il dispositivo di un concorso vero e proprio con uno artistico concettuale e performativo, e per questo motivo elementi come il bando e i video hanno assunto un ulteriore significato innestandosi in un’operazione artistica determinata. La performance finale è stata messa in scena presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea de La Sapienza ed è consistita in uno spettacolo di cabaret vero e proprio, dove una presentatrice professionista ha condotto mirabilmente la serata stabilendo l’ordine e la presentazione dei comici imitatori in una scenografia in certo modo straniante, perchè confinata in una galleria dove normalmente si espongono opere d’arte. La giuria ha infine decretato come vincitore Iaon Gunn.

La scelta dell’Università La Sapienza come sede della serata finale del concorso non è stata casuale, ma fa riferimento all’episodio in cui il Papa ha rinunciato a parlare in questa Università in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, a causa delle contestazioni di alcuni professori e studenti che percepivano nella presenza del Pontefice un’offesa alla laicità dell’istruzione universitaria.
La fisionomia e la voce del Papa con cui la lettura della poesia di Beckett doveva combinarsi, ha provocato un cortocircuito tra il determinismo della religione, che offre una protezione allo spaesamento umano, e l’indeterminatezza sprovvista di rimedio e giustificazione, della poesia del poeta irlandese. La figura di Beckett evoca immediatamente l’assurdo e una forma  particolare di nichilismo. E’ il nichilismo il nucleo che ha generato la congiunzione che unisce e al contempo divide lo scrittore irlandese e il Papa tedesco. Sempre più spesso il Papa si riferisce alla nostra epoca e alla nostra società usando questo termine. Ma a smuovere l’attenzione di Mauro Folci è stata in particolare l’accusa che Ratzinger ha mosso a Nietzsche quando lo ha definito filosofo del male e causa del nichilismo. Solo una lettura superficiale e mistificante può ridurre l’opera di Nietzsche a questo significato. Il filosofo tedesco più che causa del nichilismo si può dire un attento analista della genealogia di questo fenomeno. Nietzsche è stato un paziente, un diagnostico e un terapeuta della perdita dei valori: ci ha indicato nello sprofondamento nichilista dello Zarathustra la radice della sua trasfigurazione nel fanciullo, o nel super-uomo, che è lo stesso, perché sono figure che dicono di sì alla vita. Nietzsche ritiene che il primo segnale della svolta del pensiero greco dalla sua originaria aderenza alla vita e alla sua integrale accettazione, è rinvenibile nel messaggio socratico che esorta alla cura dell’anima individuale, provocando così una disistima rispetto ad altre modalità dell’esistenza che hanno più a che vedere con il corpo.  Di questo disprezzo del corpo si è appropriata tenacemente la tradizione cristiana.
Se Ratzinger ritiene che i solidi valori della fede e dell’obbedienza possono riscattarci dalla malattia nichilista, Nietzsche al contrario rileva che i valori del Cristianesimo sono precisamente quelli che bisogna superare. I valori del cristianesimo sono quelli dell’asino, servili e sprezzanti la vita. È nota la triplice metamorfosi dello spirito che il filosofo descrive in Così parlò Zarathustra: l’asino (o il cammello), il leone e il fanciullo. Questa triplice metamorfosi condensa la filosofia nietzscheana: solo quando l’asino, che trasporta il carico pesante di tutti i valori cristiani, si è trasformato nel leone, figura che critica e calpesta i valori passivi dell’asino, ma che è ancora nichilista anche se attivo, è allora possibile la metamorfosi che ci farà uscire dalla spirale nichilista. L’ultima metamorfosi è quella del fanciullo che danza e ama la vita tanto da desiderarne l’eterno ritorno. Il bambino sta per l’esistenza liberata dal giogo di una pretesa verità che mi offre riparo, e che preferisce ad essa la danza del funambolo sul suo filo sospeso nel vuoto. Nietzche esorta a sostituire la necessità di un fondamento con il gioco, il dono e la creatività, che sono possibili in maniera autentica solo ad una vita che accetta sé stessa come velamento del senso.
In PEGGIO TUTTA l’assenza del fondamento è evocata dalla poesia di Beckett, in essa lo scrittore irlandese ha esplorato l’assurdo che la mancanza di senso provoca. Beckett traduce il nichilismo in forma poetica e il Papa invece ne invoca il contenimento anche attraverso il ritorno del latino nella Messa. Folci ha amalgamato gli antipodi delle espressioni del nichilismo: ha unito il ‘non senso’, che è la possibilità di una moltitudine di sensi, con il ‘senso unico’ di cui il  Papa è ambasciatore.
Traduzione dei capoversi 5, 62, 80, 82, 89 di Peggio tutta di Beckett dall’originale al latino di Giuliano Ranucci.

Con la partecipazione dei comici cabarettisti e imitatori: Andrea Bellotti, Iaon Gunn, Simeoni Olivieri, Noidellescarpediverse (Samuele Boncompagni e Riccardo Valeriani), Massimo Mazzone, Fabio Ferniola, Eduardo Cocciardo, Antonio Tammaro.

Con la collaborazione dei giurati: Tito Marci, Raffaella De Santis, Gianfranco Baruchello, Antonio Caronia, Andrea Lissoni, Domenico Scudero, Giuliano Ranucci, Luca Miti, Loredana Putignani.

Consulenza artistica per cabarettisti e comici: Alan Bigiarini
Conduttrice della serata: Sabrina Dodaro.
Curatore Domenico Scudero, Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea, Università La Sapienza. Roma settembre 2009