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1999 admin
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Nove biografie Kurde

 

Yuce Yuksek, nato a Antakia nel 1963

Famiglia di coltivatori, sono arabo, non parlo turco anche se nelle scuole è obbligatorio. Ho fatto solo le scuole elementari. La famiglia era grande (10 persone)e così cominciai a lavorare che ero un bambino, lavori stagionali nei campi ma anche il pasticcere e il pittore edile.
1980    Avevo 17 anni quando conobbi il marxismo e per questo ho avuto divergenze con mio padre, ma io volevo impegnarmi per migliorare le condizioni dei lavoratori a partire dai tempi che erano in media di 15 ore giornaliere.
1981    Iniziai a far politica con il gruppo Deugeng  (Giovani Rivo­luzionari) e la prima volta che partecipai ad una manifesta­zione contro il governo fu il I0Maggio a Mersin, Ci furono degli scontri con la polizia e molti del nostro gruppo furono fermati.Per fortuna uno dei nostri compagni era il figlio del capo della polizia di Mersin e così ci rilasciarono. Dopo questa esperienza sono entrato in un’altro partito che preferisco non dire il nome, e per tre anni ho lavorato come istruttore di campo ma senza armi.Dovevo cambiare spesso il domicilio.
1984    Ho fatto il servizio militare solo per un mese grazie a un imbroglio che feci con un superiore dell’esercito. Mi fidanzai ma ,i genitori della ragazza mi chiesero delle garanzie per il matrimonio e così andai in Arabia Saudita per risparmiare i soldi che mi occorrevano.Ci rimasi per due anni e mezzo ma quando tornai la ragazza si era già sposata e aveva due figli.
1988    Ripresi a interessarmi di politica ma senza partito.
1993    Da quell’anno il governo Turco cominciò in Antakia la stessa politica che già attuava in Kurdistan. La stessa contro tutte le minoranze che abitano la regione: devastazioni, torture, umiliazioni; la stessa cosa che avevano fatto a Mars nel ‘78 volevano fare ad Alavin.
1997    Ho partecipato alla fondazione di un nuovo gruppo politico con un giornale (?) che i compagni rimasti in Turchia riescono ancora a farlo uscire.
Un giorno arrivarono i guerriglieri del PKK e ci chiesero aiuto perchè avevano intenzione di estendere la lotta arma­ta anche ad Antakia. Chi lo fece fu torturato e tre persone rimasero uccise. Un compagno sotto tortura ci denunciò.
1998    Mi recai a Mersin dove mio fratello gestiva un bar. Era in corso una manifestazione con degli scontri molto violenti, mi diressi verso il bar e da lontano mi accorsi che c’era molta polizia dentro e fuori il locale, mi videro e mi inseguirono con i cani, riuscì a fuggire attraversando il fiume.
La paura fu tanta che decisi di lasciare la Turchia.
1999 Sono arrivato a Lecce dall’Albania. Dormo al parco di Colle Oppio.Penso sempre ai miei compagni rimasti in Turchia, vorrei poter lavorare in Italia anche per loro.

 

Hakim Cetin, nato a. Mus (Erzurum) nel 1965

Ho sette fratelli e una sorella, abbiamo vissuto in un villaggio chiamato Boxce fino al ‘93. Non c’era la scuola in paese e per frequentare le elementari dovevo spostarmi in uno vicino.Non ho continuato con la scuola perchè gli insegnanti di liceo erano tutti Turchi e per decisione del Fronte di Liberazione era loro vietato insegnare in terra Kurda.
1991    Mio fratello lasciò Boxce per seguire i guerriglieri del PKK in montagna.
1992    Venne ucciso in uno scontro con l’esercito Turco.
1993    Tutti gli abitanti di Boxce erano simpatizzanti del PXX così il governo Turco decise di evacuarlo e successivamente di bruciarlo. Decidemmo di trasferirci a Varto dove abitavano alcuni parenti che potevano accoglierci. Arrivammo che era in corso un’operazione dell’esercito che bruciava le case dei kurdi sospetti e durante uno scontro a fuoco rimase ucciso mio zio. Varto è una città importante e il governo non vuole i kurdi che non collaborano.
1998    Decisi di lasciare la Turchia. Sono arrivato a Lecce con un battello dall’Albania. Era novembre.
1999    Sono ospite del Centro di via Tiburtina fino ad Aprile. Mi piacerebbe rimanere in Italia e lavorare in un grande mercato generale. Sono sposato e ho due figli che sono ri­masti a Varto, ma quando due settimane fà ho provato a tele­fonare a mia moglie mi ha risposto una voce sconosciuta. Poi ho chiamato mio padre che mi ha rassicurato dicendomi che si trovano a Mus anche se non sapeva dirmi precisamente dove.

 

Savas Genc, nato a Diyarbakir (Hani) nel 1977

La mia famiglia è simpatizzante del PKK
1991    In uno scontro a fuoco tra guerriglieri del PKK e l’eserci­to Turco rimasero uccisi otto soldati Turchi e per ritor­sione l’esercito bruciò tutto il villaggio lasciando solo le case dei collaborazionisti. Ci trasferimmo a Bingol e io persi l’anno scolastico.
1992    Al liceo la polizia iniziò a controllarmi e anche a ricattarmi perchè collaborassi con loro.
1995   Il direttore del liceo mi espulse dalla scuola perchè non voleva problemi con la polizia che era diventata ossessiva nei miei confronti. Lasciata la scuola mi impegnai nella campagna elettorale per il Partito Popolare del Kurdistan, fui accusato di favorire il PKK e torturato con il coltello e l’elettricità.. Un amico che per vendicarmi bruciò la mac­china di un fascista del governo Turco fu preso e condan­nato a 18 anni di carcere.
1996    La mia casa era ai margini della città e vicina alla monta­gna, così era facile che i guerriglieri del PKK transitassero di li per raggiungere la città. Questo era il motivo per cui la mia famiglia era perseguitata dalla polizia. Quando arrivò la guerra lasciai Bingol e su consiglio di mio padre mi recai a Elazig dove seppi di essere ricercato.
1997    Decisi di lasciare la Turchia e mi recai con un mio amico a Istambul dove lui decise di andare in montagna per combatte­re a fianco del PKK mentre io mi imbarcai sulla Ararat per arrivare in Calabria. Dopo quaranta giorni raggiunsi la Germania.
1999    Sono in Italia per chiedere asilo politico e quando l’avrò ottenuto tornerò in Germania.

 

Firat Digle, nato a Hines (Erzurum) nel 1966

Non lontano da Hines c’era una scuola elementare che serviva sette villaggi. Contemporaneamente frequentavo anche una scuola per gli studi Islamici.
1980    Per volontà di mio padre lasciai la scuola statale per con­tinuare con quella religiosa. Avevo 14 anni.
1987    Avevo 18 anni quando conobbi il marxismo—leninismo e di conseguenza lasciai gli studi Islamici.
1991    Parte della famiglia si trasferì in Germania. Io e due fra­telli rimanemmo a Hines. Provai a vivere a Istambul dove co­nobbi una ragazza Turca, mi piaceva molto ma alla fine mi ri­fiutò perchè sono “un Kurdo delle montagne”. Così tornai a Hines dove con altri compagni partecipai alla fondazione di una sede del Partito Popolare del Kurdistan (HEIP)
1992    Come tanti villaggi Kurdi anche Hines venne rasa al suolo e data alle fiamme insieme al bestiame e alle terre coltivate.
1998    Decisi di lasciare la Turchia. Da Istambul raggiunsi l’Alba­nia con un camion, da lì su un’imbarcazione fino a Lecce. Prima di toccare terra gli scafisti ci gettarono in mare e io, che non so nuotare, persi tutte le mie cose che si trova­vano nelle valige.
1999    Ho chiesto asilo politico e sono in attesa di una risposta. Vorrei rimanere in Italia. Il mio sogno è scrivere per il teatro e il cinema le storie dei mio popolo.

 

Resit Sahin, nato a Urfa nel 1975

Famiglia di Nove persone, due sorelle e cinque fratelli.
1992  Ero studente di liceo quando per la prima volta venni arrestato. La polizia           sapeva che la mia famiglia era vicina al PKK e cercava di ottenere notizie da me.
1993    Mio padre rimase ucciso in uno scontro con l’esercito Turco; fui di nuovo arrestato e persi l’anno scolastico.
1995    Riuscì a finire il liceo ma subito dopo mi ritrovai in prigione, sempre a Urfa.
1996    Di nuovo in carcere ma questa volta a Antep.
1997    Mi decisi a lasciare il mio paese, arrivai a Istambul.e presi un battello che dopo cinque giorni di navigazione giunse a Lecce. Era Gennaio. Senza difficoltà raggiunsi la Germania.
1998    Sono tornato in Italia per avere asilo politico perchè è nel paese d’arrivo che devo farne richiesta.
1999    Sono in attesa di una risposta. Non intendo rimanere in Ita­lia e quando lo avrò ottenuto tornerò in Ger­mania dove mi aspettano due fratelli e altri parenti.

 

Sait Inang, nato a Mardin (30km da Cilin) nel 1953

1962    Avevo 9 anni quando la casa di due piani dove vivevo con la mia famiglia crollò. Nell’incidente morirono mio padre, mia madre, un fratello e la sorella. Ci salvammo solo in due io e mio fratello più piccolo e fummo ospitati e aiutati dal capo Mussulmano del paese.
1966    ho vissuto in casa del Mussulmano fino all’età di 13 anni, poi andai a Izmir e ci rimasi per due anni.
1968    Avevo 15 anni e prima di lasciare lzmir per tornare a Cilin comprai una Jeep.
1969    A Cilin mi innamorai di una ragazza che era la figlia dello zio di mia madre. Il padre mi chiese 8.000 lire Turche per l’impegno di matrimonio che io pagai vendendo la Jeep a 16.000 lire. Ero contento del buon affare e dopo il fidanzamento mi recai a Kenya per comprare un’ altra Jeep con le 8.000 lire rimaste. Dopo qualche giorno venni a sapere che il padre della ragazza approfittando della mia assenza ave­va venduto sua figlia a un uomo che con la violenza la cos­trinse a seguirlo. Così invece di comprare la Jeep con le 8.000 lire ci comprai un mitra e una pistola e tornato a Cilin uccisi il padre, l’uomo che la violentò e ferito molte persone che erano accorse in loro aiuto.
1970    Con mio fratello fuggimmo da Cilin. Io mi rifugiai in Libano. A Beirut ero a Telzater dalla parte dei Palestinesi. Ci rimasi per tre anni e fui decorato con due stelline.
1973    Nel campo Palestinese fu ucciso una spia dei servizi Is­raeliani, io e l’amico Muhamed Salih che eravamo i prin­cipali sospettati fuggimmo ma ci arrestarono a Romel. Rimasi in prigione un anno mentre Muhamed, che si prese la responsabilità, fù condannato a 16 anni.
1974    Tornai in Turchia per costituirmi e ottenere i benefici dell’amnistia che in quell’anno rimise in libertà oltre 20.000 persone. In seguito partì per il servizio militare che in Turchia dura due anni.
1976    Alla fine del servizio andai a Istanbul e trovai lavoro come pittore edile.
1980    In quell’anno ci fù il colpo di stato militare e più di 10.000 sospettati finirono in prigione come me. Lì incontrai casual­mente mio fratello che non vedevo da molti anni e dopo un mese ci rilasciarono. Mio fratello rimase ad Istanbul e io tornai a Cilin.
1981    Conobbi una ragazza che lavorava per il Partito Democratico Popolare e con pochi soldi riuscì a sposarla.
1986    Riuscì ad aprire due imprese, una di abbigliamento che se ne occupava mia moglie, e l’altra di edilizia. Stavo bene, avevo una famiglia, una macchina, una casa e soldi.
Avevo contatti con il PKK e divenni capo del Partito Demo­cratico Popolare in una zona di Istatnbul. La polizia mi con­trollava.
1990    Aprì altre due imprese in Russia, una in Siberia a Tumen e l’altra a Mosca. Al ritorno ad Istambul fui arrestato e torturato.
1996      Mio fratello fu condannato all’ergastolo.
1997    La guerra arrivò a Cilin e molte case bruciarono. Fui accusato di essere un    guerrigliero del PKK e costretto a fuggire di nuovo, riparai in Grecia e ci rimasi  per 5 mesi.
1998   Dalla Grecia in Albania e da lì a Brindisi. Ho dormito una settimana al parco di Colle Oppio.
1999    Ho fatto richiesta di asilo politico e ora sono in attesa di una risposta. Non voglio rimanere in Italia. Ho tre figli, l’ultimo è nato mentre ero in viaggio verso l’Italia.

 

Sefer Remesan, nato a Sako (Iraq) il 1/7/1970

Siamo 14 in famiglia. Quando ho lasciato l’Iraq erano tutti in salute ma adesso ho perso i contatti e non so dove sono e come stanno i miei genitori.
Ho fatto la scuola elementare per sette anni a Sako. Ho stu­diato l’arabo perchè il kurdo è vietato.
1989    Avevo 18 anni quando ho iniziato il servizio militare nell’esercito di Saddam a Mumussel.
1991    Quando il governo iracheno occupò il Kuwait e scoppiò la guerra del golfo, approfittando di una licenza disertai l’eser­cito per tornare in Kurdistan, nelle montagne. Durante la guerra gli americani ci difendevano e ci hanno aiu­tato anche a occupare qualche città fino a Kerkuk che si trova vicino Bagdad. Fu un’occupazione di popolo che coin­volse 600.000 persone.
Ma poi gli americani hanno concesso l’autorizzazione a usare gli elicotteri contro di noi e così siamo stati costretti ad abbandonare quelle città. Una parte è andata in Iran un’altra in Turchia.
Io sono andato in Turchia, prima a Sirnak e poi a Sloppie dove c’era un campo per i rifugiati; dobbiamo ringraziare solo i Kurdi della Turchia se siamo ancora vivi e non morti di fame.
1993    Quando la Nato impose la fascia di protezione al nord dell’ Iraq sono tornato con altri a Sako dove sono rimasto per quattro mesi.
Ho lavorato per quattro anni nel trasporto del petrolio in Turchia.
1999    Sono arrivato a Roma da Istambul circa un mese fa. Ho fatto richiesta di asilo e sono in attesa di una risposta.

 

Ahmed Kawa, nato a Kamishli (Siria) il 1/6/71

La mia famiglia è composta da padre, madre, nonna, sette fratel­li e tre sorelle. Sono il quarto e non sono mai andato a scuola.
1981    Ho iniziato a lavorare a dieci anni in una officina meccanica e ricordo il pianto disperato della nonna quando riportai la mia prima paga che era di 10 lire (un dollaro). La mia fa­miglia era molto povera e non sempre era possibile fare la spesa.
1990    Ho fatto il militare due anni e mezzo a Damasco, lì ho cono­sciuto le violenze dei militari contro il popolo Kurdo. Cominciai a interessarmi di politica, ero simpatizzante del Partito dei Lavoratori Comunisti.
Avevo uno zio che è stato in prigione 19 anni per motivi politici,quando lo fecero uscire era ridotto uno scheletro, sembrava un bambino, dopo due anni morì.
Ho molti parenti nelle prigioni siriane ma non possiamo sa­pere niente di loro dalle autorità.
Per i Kurdi in Siria la vita non è facile. Il governo non fa come in Turchia dove bruciano le case ma per esempio a Kamishli che era una città Kurda al 70% hanno imposto l’insedia­mento di una grande comunità araba.
1993    Avevo 22 anni quando lasciai la Siria. Ho lavorato nei ris­toranti per due anni ad Atene e tre anni a Ulm una cittadina vicino Monaco dove ho chiesto asilo senza ottenerlo. Sono arrivato a Roma nell’agosto del ‘98, ho fatto richiesta di asilo e sono in attesa di una risposta.

 

Yusef Khosìhnav, nato a Erbil (Iraq) il 1/9/1976

Ho cinque fratelli e tre sorelle, mio padre è un autista di camion.
Sono andato a scuola otto anni, mi mancava l’ultimo per completare il corso ma per colpa della guerra quell’anno le scuole rimasero chiuse.
1992    Iniziai, a lavorare in un ristorante di Erbil e ci rimasi fino al 1997.
1996    Erbil fu conquistata dai Talebani e ci rimasero fino al 31 agosto 1996 quando l’offensiva dei Bazzani aiutati dall’eser­cito iracheno li costrinse a ritirare.
In quella terra è troppo difficile la vita, c’è sempre la guerra, quella dei Talebani, quella dei Bazzani, quella del PKK, quella di Saddam e quella del governo Turco.
1997    Così mi decisi a lasciare il Kurdistan e con alcuni amici raggiunsi Istanbul dove rimasi per quattro mesi.
1999    Sono arrivato in Italia quattro giorni fa nascosto in un camion dalla Grecia.
Voglio raggiungere mia sorella in Svezia dove chiederò asilo. Non vedo al momento un futuro per il Kurdistan.

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Dai Sumeri ai ricercatori dell’Intelligenza Artificiale “forte” i numeri hanno sempre sollecitato un grande interesse sia prammatico che magico-religioso e anche creativo se si pensa che la maggior parte della produzione matematica contemporanea non trovando un’applicazione tecnica, assume senso solo in ambito estetico. Quello dei numeri è certamente uno dei linguaggi  che gli uomini conoscono meglio, ed è proprio a fronte di tanta conoscenza che risulta insopportabilmente odiosa l’indifferenza dell’opinione pubblica davanti ai 2.000.000 di civili iracheni morti a causa dell’embargo commerciale, al fatto che in Italia il rapporto di reddito tra un lavoratore di base e un dirigente è di 1 a 4 quando quello medio europeo è di poco superiore a 2, che solo 1/5 della popolazione mondiale consuma l’85% delle risorse attualmente disponibili sul pianeta, o che il reddito di Bill Gates possa essere superiore al PIL di un paese come il Senegal, oppure a chiusura di una lista infinita ,di fronte agli oltre 30 milioni di Kurdi perseguitati dai governi dei paesi dove risiedono, assecondati dalla codardia e dalla complicità di molti stati dell’occidente democratico.

Così nasce “Errata” che è l’ennesimo invito ad esercitare un pensiero critico contestuale, di relatività politica fatta di priorità e non di apparenze. “Errata” come errore e come errante: l’errore, il peccato originale della modernità che contrappone all’uomo sociale l’individuo, all’interesse pubblico quello privato, fino a farlo apparire come “Sistema Universale di Funzionamento” unica chimera dell’umanità. Dovrebbe invece essere sufficiente sapere che in epoca di computer i 2/3 della popolazione mondiale non conosce o comunque non potrà mai usare un telefono per ridicolizzare la pretesa del sistema capitalistico di ergersi a scienza esatta universale come i becchini della Banca Mondiale vorrebbero far credere: “Si dimentica spesso che le leggi dell’economia sono come le leggi dell’ingegneria: esiste un solo ordine di leggi e sono applicabili ovunque”(L. Summers economista B.M.). L’esistenza, al contrario, di moltissime realtà economiche e sociali diverse che pure nei loro limiti funzionano da migliaia di anni  può suggerire la possibilità, se non necessariamente di un superamento del capitalismo, della coesistenza delle differenze.

Di fatto la stragrande maggioranza della popolazione vive al di fuori di questo sistema spesso violentemente esclusa come stanno a dimostrare gli effetti selettivi della globalizzazione che amplifica la diseguaglianza emarginando masse sempre più vaste anche all’interno dei paesi più ricchi.

Ecco che accanto al “Sistema Monetario- le leggi che governano la circolazione di una massa monetaria”(1930) ma fuori di esso, appare una serie di palline da ping pong su cui sono state trascritte in forma estremamente sintetica le biografie di nove profughi Kurdi che attualmente risiedono a Roma, alcuni in centri di accoglienza, molti al parco di Colle Oppio.

Sono storie simili tra loro, storie di uomini e donne, di famiglie intere perseguitate dalla violenza fascista del governo Turco, storie di case, terreni e animali bruciati, di torture, di umiliazioni, di morte, di privazione degli elementari diritti riconosciuti inalienabili dalla comunità internazionale. Un popolo costretto ad un vagare senza fine, a un nomadismo che non gli appartiene, a un viaggio senza meta, coatto, il cui fine è la disgregazione di una grande e forte identità etnica.                                                                                                                                                                                                                           M. F., 1 Gennaio ‘99                                                                                                                                                                            

Biografie di nove profughi kurdi che attualmente risiedono a Roma, alcuni in centri di accoglienza molti al parco di Colle Oppio. Sono storie simili tra loro, storie di uomini e donne, di famiglie intere perseguitate dalla violenza del governo Turco, storie di case, terreni e animali bruciati, di torture, di umiliazioni, di morte, di privazione degli elementari diritti riconosciuti inalienabili dalla comunità internazionale. Un popolo costretto ad un vagare senza fine, a un nomadismo che non gli appartiene, a un viaggio senza meta il cui fine è la disgregazione di una grande e forte identità etnica. gennaio 1999 […]

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