Caduta

Caduta
2006 admin
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Caduta
Il 22 settembre 2006 in occasione della notte bianca della ricerca scientifica presso l’Istituto di Fisica Nucleare di Frascati l’artista ha proposto una performance dal titolo Caduta, ispirata al racconto narrato da Platone nel Teeteto, dove si parla di Talete di Mileto, che distratto dalla contemplazione del cielo, cade in un pozzo provocando il riso di una servetta di origine tracia, che ne canzona l’attività contemplativa e la distrazione per ciò che gli è vicino.
Il progetto originale di questa performance prevedeva che uno tra gli scienziati che in occasione della notte bianca era stato chiamato ad esporre pubblicamente una lezione di astronomia, sarebbe dovuto inciampare e cadere all’improvviso mentre saliva o scendeva dal palco. Nessuno degli studiosi ha accettato di stare al gioco. L’idea originaria è stata così riadattata e sono state chiamate delle comparse ad eseguire delle cadute improvvise in luoghi chiave dell’Istituto: i performer sono caduti dalle scale per accedere all’aula magna e hanno perso l’equilibrio mentre andavano a sedersi tra il pubblico.
Comunemente considerato il primo filosofo occidentale era soprattutto uno studioso della natura. La figura di Talete torna ripetutamente ad affacciarsi in tutta la storia della filosofia occidentale fino alla contemporaneità, come ricorda Hans Blumenberg in Il riso della donna di Tracia. Lo studioso rileva la disgiunzone tra teoria e prassi che questo aneddoto mette in rilievo e che Folci vuole evocare con la sua performance.

Rifarsi alla figura di Talete è anche una maniera per Folci di continuare ad indagare le questioni che  predilige: in questo caso la caduta e il riso sono due elementi riconducibili all’invariante della natura umana. Nel riso provocato dalle cadute ci riconosceremmo in quanto umani incerti e fragili.
Ogni caduta al centro nucleare di Frascati ha provocato evidentemente stupore e riso. L’intenzione del progetto consisteva in parte nell’indagare questo fenomeno, il riso, che Henry Bergson ha dichiarato ‘censorio’. Il filosofo ha studiato questo atteggiamento umano, concludendo che il riso sgorga a causa di una censura nei confronti di atteggiamenti e posture del corpo che rivelano una sorta di meccanicità, come se chi cadesse non fosse una persona ma una cosa. Il riso per Bergson possiede lo stesso valore punitivo di una bastonata: è un meccanismo pedagogico di selezione naturale: se rido quando cadi, allora eviterai di cadere in futuro.C’è qualcosa invece secondo l’artista come un vero e proprio riconoscimento empatico che s’innesca con ciò che provoca la risata. Il riso della serva più che un riso di censura è un sorriso empatico e di riconoscimento dell’umanità del filosofo, che per quanto osservi il cielo e si allontani dalla terra, dalla terra viene poi richiamato precisamente dalla caduta. Talete è sospeso tra un’aspirazione celeste ed un ancoraggio terreno e provoca il riso della servetta che riconosce nella caduta la condizione umana stessa. Una persona che cade rivela qualcosa di non abbastanza umano secondo Bergson, e  di troppo umano  secondo Folci.

 

tratto da: Marta Roberti, Lavorare parlando.Parlare lavorando. il linguaggio messo a lavoro nelle opere di Mauro Folci

ispirata al racconto narrato da Platone nel Teeteto, dove si parla di Talete di Mileto, che distratto dalla contemplazione del cielo, cade in un pozzo provocando il riso di una servetta di origine tracia, che ne canzona l’attività contemplativa e la distrazione per ciò che gli è vicino.
Il progetto originale di questa performance prevedeva che uno tra gli scienziati che in occasione della notte bianca era stato chiamato ad esporre pubblicamente una lezione di astronomia, sarebbe dovuto inciampare e cadere all’improvviso […]

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