Nachdichten

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1994 admin
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Nachdichten

 

Altra performance fondata sul silenzio, Nachdichten (1994), un silenzio di rispetto e lutto per una comunità: 140 indios brasiliani della comunità Guaranì Kaiowa di Jaguapire di Sao Domingos, nel Mato in seguito alla sentenza emessa dal giudice federale di lasciare la propria terra ai fazenderos, decidono unanimemente di togliersi la vita. Quando la notizia viene diffusa, l’artista concepisce questa performance da realizzare nel giorno stesso in cui gli indios hanno predisposto di uccidersi, nel cortile dell’Accademia di Belle Arti di Brera dove insegnava. Nel testo di presentazione di NACHDICHTEN, termine tedesco che in italiano significa ‘tradurre’, l’autore precisa che alcuni studi recenti hanno osservato che il maggior numero dei suicidi tra i giovani della comunità Kaiowa, avviene tra i 10 e i 17 anni, tra coloro che sono stati a contatto solo sporadicamente con i bianchi, ma proprio in quel momento di costruzione dell’identità più delicato: “E’ il momento in cui si cambia la voce, e la voce presso questi gruppi tribali è sinonimo di anima: la modalità del suicidio mediante impiccagione, asfissia, avvelenamento, concentrata sulla gola, porta a considerare il legame profondo con il fiato, il respiro, l’aria, tema simbolico e archetipo, “l’elemento aereo come sostanza stessa dello schema ascensionale” (G. Durand).” Il suicidio di massa progettato dalla comunità guaranì avrebbe dovuto compiersi secondo la medesima modalità del soffocamento. La performance è avvenuta quindi trattenendo le parole, fedele al silenzio a cui il suicidio nella forma del soffocamento rimanda. Solo studenti di origine extracomunitaria sono stati chiamati a partecipare attivamente.
Una persona situata all’interno di una figura di coccodrillo, composta da oggetti vari come sassi, plastiche, arnesi, gessi e legni, distribuisce dei fogli con scritto “Oggi si uccidono 140 indios guaranì’. Un’altra forma, dislocata in prossimità dell’ingresso, non lontana dall’altra, raffigura un uccello di gomma nero che si srotola come un piccolo mandala da viaggio. Dentro questa figura, una stufa, una sedia e una scrivania, con una macchina da scrivere e un libro di poesie di Rainer Maria Rilke posti sopra. A turno si avvicendano alla macchina da scrivere studenti stranieri che traducono, scrivendo a macchina frammenti della poesia di Rilke.
Precisa Folci che: In questo lavoro ricorrendo ad una tecnica performativa, si instaura un legame stringente con il fatto di cronaca perché agisce sulla coincidenza, sulla contemporaneità, dando luogo a una congiuntura temporale che ne amplifica il senso profondamente tragico innestato sulla dimensione collettiva del qui e ora. (M. Folci,1994)
Nel testo che scrive a presentare la performance ricorda le parole di Marina Cvetaeva in una lettera a Boris Pasternak quando gli parlava del suo lavoro di traduzione delle poesie di Rilke: “E oggi ho voglia che Rilke parli attraverso di me. Nel linguaggio comune questo si chiama traduzione (com’è più bello in tedesco — Nachdichten! Andando sulle orme di un poeta, aprire di nuovo tutta la strada da lui aperta. Giacché se anche nach vuol dire dopo, dietro, dichten è ciò che esiste sempre di nuovo, un’altra volta. Nachdichten: aprire ex novo una strada in base a orme che subito vengono ricoperte di nuova erba). Ma traduzione ha anche un altro significato. Tradurre non solo in (russo, per esempio), ma anche attraverso (il fiume). Io traduco Rilke in russo così come lui un giorno mi tradurrà, mi farà passare in quell’altro mondo”. (M. Cvetaeva,)
E’ questo senso di tradimento e di attraversamento implicito nella traduzione che affascina l’autore. La traduzione delle poesie di Rilke da parte degli studenti non è avvenuta secondo la comune logica della traduzione da una lingua ad un’altra, ma attraverso la rappresentazione visiva dei suoni, una ‘traduzione fonetica’ che ha ovviamente prodotto una sorta di lingua di mezzo, in cui i segni non rimandano ad alcun significato, se non alla creazione di un ponte ideale con il dramma degli indios.  L’istanza del tradimento implicita nella traduzione è forzata dalla trascrizione fonetica.  Attraverso Rilke, tradendo Rilke, figura paradossale in quanto massimo poeta e al contempo figlio di una cultura etnocentrica, l’azione mira non a rappresentare il dramma, ma a presentare gli elementi di criticità che si manifestano nella violenza degli interessi dei fazenderos capitalisti, sul diritto alla vita e al territorio degli indigeni.

Altra performance fondata sul silenzio, Nachdichten (1994), un silenzio di rispetto e lutto per una comunità: 140 indios brasiliani della comunità Guaranì Kaiowa di Jaguapire di Sao Domingos, nel Mato in seguito alla sentenza emessa dal giudice federale di lasciare la propria terra ai fazenderos, decidono unanimemente di togliersi la vita. Quando la notizia viene diffusa, Folci concepisce questa performance da realizzare nel giorno stesso in cui gli indios hanno predisposto di uccidersi, nel cortile dell’Accademia di Belle Arti di Brera dove insegnava. Nel testo di presentazione di NACHDICHTEN, termine tedesco che […]

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